I Giovani Comunisti e la Federazione della Sinistra di Monza erano a Roma, il 16 ottobre, con i Metalmeccanici per manifestare per i diritti, la democrazia nei luoghi di lavoro, in difesa del contratto nazionale.

In piazza abbiamo visto una grande speranza.

Abbiamo visto una milionata di lavoratori e studenti che si sono sottratti all’aura di indifferentismo degli ultimi tempi hanno riportato nel dibattito i temi veri, i veri problemi del paese: il lavoro, la crisi, l’atteggiamento parassitario di Confindustria, del padronato, del potere politico e mediatico. Qualcuno dai palazzi muove i suoi fili per lasciare che le conseguenza della crisi e delle speculazioni ricadano sui lavoratori. Un milione di persone dicono NO.

Ieri la grande Italia, l’Italia vera, il popolo si è mosso: dai lavoratori altoatesini con gli striscioni in tedesco ai metalmeccanici di Termini Imerese. Tutti i dialetti di Italia, gli “operai che votano Lega”, il popolo dei migranti insieme a gridare: <<Maroni babbeo, beccati il corteo!>>.  Eppure oggi sentiamo al TG che eravamo tanti, ma che rappresentavamo solo una minoranza, violenta (?) ed estremista. A NOI CHE ABBIAMO VISTO, RISULTA DIFFICILE CREDERLO. Erano lavoratori, padri di famiglia in piazza in primo luogo per la loro famiglia, per arrivare a fine mese con dignità.

Su una cosa hanno però ragione i giornali: la gente che c’era ieri in piazza non rappresenta la “società”. Non rappresenta la società di ieri: quella del disprezzo per la politica, delle elite al potere che stanno in parlamento a difendere i propri interessi, quella dei giornali e delle televisioni di Berlusconi, quella della guerra tra poveri per tenere il proprio posto di lavoro, quella della competizione e del consumismo. Ieri in piazza si respirava aria di solidarietà, fratellanza e unità.

Già, unità: il fronte sindacale è diviso, ma i lavoratori stanno da una parte sola: dalla parte dei lavoratori, dei propri diritti, del proprio contratto. E dalla parte dei lavoratori ieri c’era solo la FIOM-CGIL, Landini, Cremaschi, Epifani. Bonanni e Angeletti parlano di solidarietà coi padroni contro la crisi. Per non dicono perché mai mentre Marchionne guadagna in un mese lo stipendio decennale di un lavoratore, gli stipendi tagliati, i licenziamenti, le casse integrazioni debbano colpire i lavoratori. Pensare alle loro argomentazioni ieri in piazza, faceva ridere.

Già si rideva perché quelle argomentazioni non convincevano più nessuno ieri. Gli operai hanno capito. E questa è la speranza più grande più grande: quegli “operai che votano Lega e PDL” sanno ora chi parla di ciance sicuritarie, di improbabili quanto inutili secessioni, di case a Montacarlo e litigi di partito. Hanno sentito le dichiarazioni di solidarietà del PD, che non ha aderito alla manifestazione: <<Siamo col disagio espresso in piazza, da coniugare in una forma nuova che concili le esigenze dei padroni con le vostre, cari operai. Purtroppo questa conciliazione, questo teorema politico, questa magica panacea non la potete capire (e nemmeno noi la capiamo bene).>> Nel frattempo Franceschini era a un convegno di Confindustria. Hanno visto, infine, quel milione di persone che c’era in piazza chi stava con loro: la Federazione della Sinistra, Vendola, la FIOM, (almeno a parole) Di pietro.

E una richiesta sembrava sorgere naturale dalla massa: non fate fronti democratici idioti per fare governi impotenti e divisi che lasceranno il mondo del lavoro nella tragica situazione in cui giace. E’ il momento dell’alternativa: le forze erano ieri in piazza. I programmi e le proposte per una nuova stagione politica sono state dette dal palco. Adesso FdS, Vendola e IdV devono capire: niente alleanze col PD e l’UDC. Serve un polo della sinistra, alternativo, anticapitalista, operaio, che faccia quel che davvero il paese necessita:

- abolizione della precarietà e riunificazioni del mondo del lavoro, oggi diviso tra mille tipologie contrattuali, ingestibili e dannose per i diritti e gli interessi dei lavoratori

- difesa del contratto e scala mobile per stipendi adeguati

- tassazione delle rendite e delle operazioni finanziarie per costituire un piccolo tesoretto annuale con cui affrontare le spese della crisi (che c’è!) e  per un ingente finanziamento dei servizi pubblici: primo fra tutti l’istruzione!

- ritiro dalla guerra in Afghanistan ed eliminazione delle sue inutili spese miitari

 - beni comuni e servizi (acqua, sanità, scuola) pubblici